Sicurezza Alimentare in Guatemala

progetto di sicurezza alimentare in guatemala

In un mondo in cui più di un miliardo di persone soffrono la fame, alimentarsi è diventata una sfida umana e ambientale. Solo in America Latina e nei Caraibi il numero di persone che non hanno accesso al cibo tocca 53 milioni di persone.

 

Alcuni Dati dal Sud America

In Guatemala vivono 14 milioni di persone e si registra il tasso più alto di denutrizione cronica infantile dell’America Latina, inoltre, con il 49,3% dei bambini e delle bambine con meno di cinque anni malnutriti o sottonutriti ha uno dei tassi più alti del mondo (fonti Nazioni Unite). Questi dati si scontrano con la realtà di un paese che avrebbe molto da offrire perché principalmente agricolo. Purtroppo proprio in questo settore, che rappresenta il principale problema strutturale del Paese, si registra la più ampia forbice di disparità e disuguaglianze tra la popolazione ricca e quella povera: il 3% degli abitanti possiede i 2/3 della terra dell’intero Paese.

La concentrazione della terra in mano a pochi grandi proprietari terrieri, principalmente appartenenti all’élite dei ladinos, causa profonde implicazioni socio-economiche che colpiscono in particolar modo la fascia più vulnerabile della società.

Il grande problema della distribuzione della terra viene aggravato dalla tendenza che negli ultimi decenni ha colpito le terre guatemalteche: diminuiscono le terre destinate alla produzione di prodotti alimentari a favore dell’espansione di piantagioni destinate alla produzione di agrocombustibili, come la palma africana e la canna da zucchero. Secondo dati di Faostat, tra il 1990 e il 2005 la produzione nazionale di grano si è ridotta dell’80.4%, quella di fagioli del 25.9%, del riso del 22.7% e del mais del 22.2%.
I problemi alimentari che affliggono le popolazioni guatemalteche non si eliminano con l’approvvigionamento di un pasto ma solo con la riduzione della povertà, il miglioramento dell’istruzione, della salute e l’empowerment delle donne.

Per questo motivo, a partire dal 2009, AMKA ha intrapreso un progetto integrato che coinvolge l’isolata comunità indigena del Pato (Petén, municipio la Libertad) la cui popolazione appartiene interamente all’etnia kekchí (q’eqchí).

 

Il Progetto

Quando AMKA visitò per la prima volta la comunità del Pato, trovò una situazione sanitaria e nutrizionale pessima. Una povertà estrema legata all’assenza di collegamenti stradali, assenza di assistenza medica, di energia elettrica, acqua potabile e di servizi igenici. Dopo un accurato studio di fattibilità AMKA ha avviato un progetto di miglioramento delle condizioni di vita della popolazione del Pato. Nello specifico, il progetto prevede:

  • una maggiore produzione delle colture che erano già presenti, come mais e fagioli;
  • la diversificazione alimentare attraverso l’introduzione di nuove colture;
  • la valorizzazione del ruolo femminile nel contribuire alla sicurezza alimentare;
  • il ripristino di adeguate condizioni igienico-sanitarie ed il miglioramento della qualità e della disponibilità di servizi idro-potabili, a livello comunitario e familiare;

In una prima fase AMKA si è occupata di migliorare il sistema di produzione agricolo esistente attraverso la formazione economica e tecnica, con particolare attenzione all’empowerment delle donne, e mediante l’introduzione di varietà migliorate e certificate di mais e fagioli congiunto ad un programma di uso di agrochimici e fertilizzanti organici, che migliorano la fertilità del suolo e favoriscono l’incremento della produzione agricola.

La seconda fase, ancora in corso, riguarda un processo di diversificazione della produzione sia attraverso la semina di alberi da frutto e di altre colture, come il sesamo e gli arachidi, che diano maggior sicurezza alimentare, sia attraverso il coinvolgimento delle donne nella realizzazione di orti comunitari.

Con il progetto agricolo AMKA vuole raggiungere un triplice obiettivo: garantire l’alimentazione per l’intera popolazione del Pato, poter vendere una parte del prodotto con il fine di poter rinvestire il denaro ottenuto per le successive semine ed infine creare un fondo comunitario per poter realizzare altri progetti.

La sicurezza alimentare è solo un primo passo volto a migliorare le condizioni di salute ed economiche della comunità. I prossimi passi da compiere sono: il miglioramento dell’accesso all’acqua, grazie alla costruzione di un pozzo, e la realizzazione di servizi igenico-sanitari.