Diari dal Sud

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Un seme è stato piantato, la nascita della biblioteca digitale di Nuevo Horizonte

Un seme è stato piantato, la nascita della biblioteca digitale di Nuevo Horizonte

Per me è stata una grande emozione iniziare un progetto di così grande valenza soprattutto dal punto di vista culturale e dove molti altri fattori entrano conseguentemente in gioco. Una cosa per noi ovvia, come l’istituzione di una biblioteca, lì incontra delle difficoltà notevoli, perché anche se la Comunità di Nuevo Horizonte (dove Amka lavora da alcuni anni) ha posto al centro della sua storia fino ai nostri giorni, l’importanza della cultura e dello studio come forma di emancipazione da ogni sfruttamento e da ogni povertà, non hanno ancora una biblioteca vera e propria ma solo alcuni libri, davvero pochi, e per questo si necessitava qualcosa di più strutturato e attraverso lo strumento di internet, poter acquisire i libri richiesti dalla comunità per poi inserirli in un programma per biblioteche. Così, al momento della partenza per il Guatemala, tra i miei bagagli personali portai con me una piccola memoria per pc, dove ho caricato circa 130 libri secondo le indicazioni della comunità, ma il bello del progetto ha avuto inizio una volta arrivata a Nuevo Horizonte, dove ho avuto degli incontri intensi e così carichi di profondo e reale scambio che io li definirei “incontri di ascolto”, sia con i facilitatori della Escuela Popular che con Guillermo, un tempo avvocato di strada e che più di 15 anni fa si è trasferito nella comunità, per qualche mese, e da lì non se n’è più andato, un uomo considerato un po’ come un faro della Escuela Popular.

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Dopo avere tenuto questi “incontri di ascolto”, è iniziato il momento dell’operatività: ogni mattina (purtroppo troppe poche) viaggiavo fuori da Nuevo Horizonte per raggiungere la cooperativa O.T.R.A. lungo la carrettera verso Sant’Elena, dove la connessione internet è velocissima come a Nuevo Horizonte te la sogni. Aspettavo sotto il sole cocente il microbus in quell’ unica fermata dispersa nel nulla, ti sentivi all’inizio spaesata, devi stare attenta a ciò che ti accade attorno perché il resto del Guatemala non è come Nuevo Horizonte. Però dopo la prima volta che realizzi questo viaggio, senti che è importante anche uscire da Nuevo Horizonte per portare ciò che lì non puoi trovare: nel caso mio, la connessione ad internet. E così ogni mattina, la voglia di fare tanto mi sovrastava e non mi staccavo mai dal pc. E comprendi pure che per isolare una comunità basta poco e anche non permettergli di avere la connessione ad internet può essere un impedimento voluto, da chi gestisce il potere in Guatemala. Anche per questo, andare altrove a cercare quello che N.H. non può avere né può dare, può diventare un importante atto di ribellione a questa condizione di esclusione delle comunità indigene.

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E poi c’è stato l’incontro finale, importantissimo, con i ragazzi della Escuela Popular. Ogni volta che parlo a loro sento sempre una forte emozione che però stranamente mi fa sentire sicura, centrata su quello che voglio dire. Parlo lentamente, alterno parole a pause, dove la parola appena detta sembra sospesa; l’obiettivo che provo a pormi è stimolare la riflessione attraverso l’ascolto. Questa volta però l’emozione è più evidente di sempre perché sto per dire qualcosa di forte, molto forte, e devo fare ogni sforzo per essere capita. Tra i libri che ho raccolto per la biblioteca digitale, ce ne è uno dal contenuto così atroce che trovo persino imbarazzo a citarlo, perché è un cazzotto sullo stomaco eppure quel libro c’è e voglio raccontarlo io ai ragazzi. Si intitola”La farsa del genocidio en Guatemala” Ed è un inno al negazionismo, perché nega il genocidio e nega i 200.000 desaparacidos effettuati per mano dell’esercito della morte. Quel libro è stato inserito nella biblioteca perché questi libri esistono e negarne l’evidenzia sarebbe stato un omissione della realtà.

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La voce mi trema, sto parlando a ragazzi che hanno vissuto sulla pelle dei loro cari quanto quel libro nega. Ma il messaggio che voglio dare è altrettanto chiaro e forte. Se vogliamo parlare di rivoluzione attraverso la cultura non possiamo prescindere da questi testi che ancora oggi in Guatemala non sono un eccezione, perché c’è una grande parte di questo paese che tutt’oggi nega quanto accaduto e che ogni giorno tenta di far cadere nell’oblio quella memoria che ancora brucia. Le mie parole sono state pietre, c’è un silenzio assordante, ma il messaggio è arrivato e l’ho appreso dal loro padri e dalle loro madri che hanno fondando dopo oltre trent’anni di guerriglia, Nuevo Horizonte: c’è ancora tanto da lottare e ha ancora senso, oggi, gridare NUNCA MAS!

Maria Anna Tomassini

 

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