Diari dal Sud

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La selva è nostra madre – Intervista a un ex-guerrillera guatemalteca

La selva è nostra madre – Intervista a un ex-guerrillera guatemalteca

Yolanda, 35 anni, maestra del terzo basico, 4 figli.

2 sorelle, 2 fratelli e 3 fratelli morti.

– Come sono morti?

Nella selva, 28 anni fa.

Stavamo giocando in un luogo dove c’erano i resti maya, sempre giocavamo là, io con i miei 3 fratelli, tutti più piccoli di me.

Avevo 7 anni.

Iniziarono a sparare, a spararci contro, all’altezza della mia vita, a meno di un metro di altezza: senza pensare iniziai a correre come ci avevano detto di fare gli adulti.

Correvo.

Correvo aiutando i miei fratellini a correre.

Non sapevamo dove stavamo andando, dovevamo solo correre, scappare.

Con noi c’erano anche la zia e Silvia.

Corremmo per ore, scappando da quegli spari che fischiavano all’altezza della mia vita.

Quando smisi di correre non sapevo dove ero.

Bevvi il primo sorso di acqua dopo 7 giorni quando grazie a Dio iniziò a piovere. Bevvi e bevvi, senza sosta finchè l’acqua pienò tutto il mio stomaco. Questa fu la causa della seguente diarrea. Giorni e giorni di diarrea.

Dormivamo tra le enormi radici della Ceida, albero sacro ai maya, che ci proteggeva durante la notte e la mattina bevevamo la rugiada delle foglie.”

 

Un gruppo di fuggitivi così composto: Yolanda di 7 anni, i suoi fratelli minori, la vecchia zia e Silvia di 20 anni con una pistola calibro 22.

E suo figlio di sei mesi.

Per alcuni giorni tutti i bimbi furono alimentati dal latte materno di Silvia, ma poi anche questo finì.

E allora c’erano solo le foglie e le locuste.

 

“La selva è stata la nostra madre.

La selva ci sfamava, ci proteggeva, ci scaldava e ci teneva al fresco. Se non ci fosse stata la selva non sarei qui a raccontare.

E se adesso dovesse scoppiare un’altra guerra? La selva adesso non c’è più.

Dopo il trattato di pace tutta la selva è stata bruciata, tutta. Ettari e ettari di alberi, specie e specie di animali uccisi. C’erano le tigri, c’erano i serpenti velenosi, c’erano i puma.

In 18 anni di selva solo due morsi di serpente velenoso, niente di più. Gli animali ci rispettavano e noi rispettavamo loro, uccidevamo lo stretto necessario, solo quello che ci serviva per mangiare. Niente di più.

E adesso non c’è più niente.

Lo stesso per quei giochi con cui giocavo quel giorno, i resti maya, io non li ho mai portati fuori dalla selva, mai mi sarei sognata di prenderli, di portarli con me. Perché avrei dovuto?

Adesso non ne puoi trovare più, nemmeno uno. Li hanno presi tutti.

A guerra finita vennero con un camion e ne portarono via tantissimi, credo che siano finiti in Germania o in Francia. Non so dove sono…..

Perché hanno ucciso nostra madre?

Dopo 27 giorni mio padre ci ritrovò, non aveva perso la speranza, era sicuro che nessuno di quei colpi sparati all’altezza della mia vita mi avesse preso.

27 giorni persi nel bosco tropicale.

Dopo pochi giorni da che ci ritrovarono i miei fratelli morirono: avevano la pancia gonfia. Non ce l’hanno fatta. Sono morti.

Non so perché io sono qui a raccontarvi questa storia e non sono con loro. Non so perché loro sono morti e io no.

Perché hanno ucciso nostra madre?”

 

 

Francesco Ridolfi

 

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